L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Letteratura legata all'orologeria
Rispondi
zvezda
Site Admin
Site Admin
Messaggi: 1217
Iscritto il: 9 mag 2015, 22:44
Località: Roma

L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da zvezda » 24 ott 2018, 21:55

Mentre ero in cerca di notizie su tutt'altro argomento, mi sono imbattuto in un breve articolo pubblicato il 12 Luglio 1941 dalla Deutsche Uhrmacher Zeitung (la DUZ, il vecchio settimanale dell'associazione degli orologiai tedeschi, nato alla fine dell'Ottocento e pubblicato fino alla Seconda Guerra Mondiale). L'articolo riporta le dichiarazioni di un orologiaio che aveva lavorato per alcuni anni in Unione Sovietica.

Non si può definire la DUG un modello di imparzialità, specialmente visto il periodo. Solo poche settimane prima della pubblicazione i tedeschi avevano invaso i sovietici, stracciando unilateralmente il fragile Patto Ribbentrop-Molotov. Inoltre, l'attendibilità della fonte è quantomeno incerta, dato che l'orologiaio viene lasciato anonimo.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, è interessante leggere l'interpretazione germanica di alcuni degli stereotipi sovietici dell'epoca. Non mancano piccoli dettagli di vita quotidiana, oltre ad altre informazioni interessanti.

In poche parole, l'articolo descrive con toni vagamente sarcastici la presunta rozzezza dei bolscevichi, le gravi difficoltà delle fabbriche locali nel fronteggiare l'enorme fabbisogno di orologi della Russia, i problemi e le ristrettezze di alloggi e stipendi. A completare il tutto non manca una frecciatina verso gli americani e una sprezzante chiusura verso i russi.

Dunque bando alle chiacchiere e passiamo all'articolo. Questa è la scansione, presa dalla straordinaria SLUB, la biblioteca dello stato di Sassonia di Dresda(*).
DUZ-1941-28-(July,12)-article-r.jpg
DUZ-1941-28-(July,12)-article-r.jpg (123.72 KiB) Visto 211 volte

Questo il testo originale:

Kultur, Technik und soziale Leistungen in der Sowjet-Union

Ein Uhrmacher, der eine Reihe von Jahren in der Sowjet-Union gearbeitet hat, teilt uns aus seinen Erfahrungen u. a. mit: „Ich hatte Gelegenheit, kistenweise wunderbare Kunstwerke von feinsten und komplizierten Taschenuhr-werken zu sehen. Sie waren einfach zusammengeworfen und hierdurch mehr oder weniger beschädigt. Die meisten hatten goldene Gehäuse gehabt, die sicherlich zum großen Teil an sich schon Kunstwerke gewesen sind. Aus Unkenntnis hatte man sie einfach eingeschmolzen. Unter den Werken sah ich Drehganguhren mit Chronometerhemmung von Breguet, Steinzylinderwerke von Breguet mit ¼ Repetition, ferner Drehganguhren mit Schnecke und Ankerhemmung, ¼ Repetier-Uhren mit Schnecke, Chronometerhemmung und tonnenförmiger Spiralfeder, einzigartige Duplex-Uhren usw.
Diese Kunstwerke an Uhren waren für den Fachmann eine Augenweide, und es konnte ihn nur tief betrüben, wenn er sehen mußte, wie man mit diesen kostbaren Werken umgegangen war.

Von der breiten Masse des Volkes in der Sowjet-Union ist nur ein ganz geringer Teil im Besitze eines Zeitmessers gewesen, und daran hat sich auch nicht viel geändert. Durch die Industrialisierung in Rußland ist jedoch der Mangel an Uhren jeder Art sehr fühlbar geworden, und es ist ein ungeheurer Bedarf entstanden. Diesen Bedarf wollte man unabhängig vom Ausland decken und deshalb in Rußland die Herstellung von Uhren einführen. In früheren Jahrzehnten in dieser Richtung unternommene Versuche waren in der Hauptsache gescheitert. Man entsandte Kommissionen in das Ausland, um vollständige Uhrenfabriken aufzukaufen.

Deutschland, die Schweiz und Frankreich fanden sich nicht bereit, einer solchen Verschleppung der Landesindustrien Vorschub zu leisten. Die geschäftstüchtigen Amerikaner aber verkauften den Russen alles, was sie haben wollten, nämlich eine vollständig eingerichtete große Uhrenfabrik mit allen Materialien bis in die kleinsten Einzelheiten; allerdings hatte diese Fabrik teilweise schon stillgelegen. Darüber hinaus aber wurde auch das gesamte technische Personal, vom ersten Direktor bis zum letzten Meister und Spezialisten mit übernommen. So viel war den Amerikanern eine wichtige Industrie ihres Landes wert!

In den Moskauer Uhrenfabriken wurden mehr als 75% angelernter Arbeiter beschäftigt. Sie erhielten Spitzenlöhne, und der Höchstlohn betrug 250 bis 350 Rubel monatlich. Sehr gute Vorarbeiter konnten es auf 450 bis 500 Rubel monatlich bringen. Demgegenüber einige Zahlen zu den Lebensunterhaltungskosten. 1 kg gute Butter 23 Rubel, 1 kg gutes Rindfleisch 10 bis 12 Rubel, 1 kg feines Weißbrot 5,20 Rubel, 1 kg Schwarzbrot 1 Rubel, 1 kg Zucker 4 Rubel, 1 kg Kartoffeln etwa 1 Rubel, 1 einigermaßen brauchbarer Maßanzug für Herren 1000 Rubel, 1 gutes Hemd 20 bis 25 Rubel, 1 Paar gute Herrenschuhe 75 bis 275 Rubel, je nach Qualität.

Das größte Elend bestand in der Wohnungsfrage. Wer für sich allein ein gutes modernes Zimmer hatte, war entweder ein durch Vertrag nach Rußland gekommener Spezialist, oder er war durch einen Glücksfall und besondere Beziehungen dazu gelangt. Man kann sich selbst mit etwas reicher Phantasie von dem Wohnungselend nicht leicht eine Vorstellung machen. Daß drei bis vier Familien eine Küche gemeinsam benutzen und als einzige Kochmöglichkeit einen Spiritusoder Petroleumkocher haben, ist die Regel. Küchen, die bis zu 27 Personen dienen mußten, wurden gesehen.

Doch zurück zu den Uhren. Trotz aller Anstrengungen konnten die in Rußland errichteten Fabriken den Bedarf an Uhren nicht decken. Es wurden deshalb zu jener Zeit große Mengen japanischer Taschen- und Armbanduhren eingeführt.“


Der vorstehende Bericht geht zurück auf persönliche Erfahrungen, die nur wenige Jahre zurückliegen. Sie sprechen für sich selbst, für den Stand von Kultur, Technik und sozialen Leistungen in der Sowjet-Union!


E questa la traduzione di google, con minimi ritocchi:
Cultura, tecnologia e servizi sociali nell'Unione Sovietica

Un orologiaio che ha lavorato per un certo numero di anni in Unione Sovietica condivide con noi la sua esperienza e ciò che ha appreso: "Ho avuto l'opportunità di vedere una scatola di meravigliose opere d'arte, con orologi da tasca dai movimenti più raffinati e complicati. Erano buttati tutti insieme senza riguardi e quindi più o meno danneggiati. La maggior parte delle casse erano d'oro, che erano certamente opere d'arte di per sé. Per ignoranza, erano destinati alla fusione. Tra le opere ho visto movimenti di Breguet a cronometro e a cilindro in rubino con ripetizione ai quarti, ulteriore ingranaggio rotante orologi con vite e scappamento ad ancora, orologi a ripetizione dei quarti, scappamenti a cronometro e spirali elicoidali, orologi duplex unici, etc.
Queste opere d'arte erano una gioia per l'esperto, e non potei che rattristarmi profondamente quando dovetti vedere come erano tenute queste preziose opere.

Della grande massa di persone nell'Unione Sovietica, solo una piccolissima parte era in possesso di un segnatempo, e non molto è cambiato. Tuttavia, l'industrializzazione in Russia ha reso la mancanza di orologi di ogni tipo molto evidente, facendo emergere un enorme fabbisogno. Questa necessità prima era coperta indipendentemente dai paesi stranieri, e quindi ora si doveva avviare la fabbricazione di orologi in Russia. I tentativi fatti in questa direzione nei decenni precedenti avevano fallito nel complesso. Commissioni erano state inviate all'estero per acquistare fabbriche di orologi complete.

Germania, Svizzera e Francia non erano disposte a incoraggiare una tale deportazione delle industrie nazionali. Gli imprenditori americani, tuttavia, vendettero ai russi tutto ciò che volevano, ovvero una grande fabbrica di orologi completa con tutti i materiali in ogni dettaglio; tuttavia, questa fabbrica era già stata parzialmente chiusa. Inoltre, fu rilevato l'intero staff tecnico, dal primo direttore all'ultimo caporeparto e specialista. Tanto valeva per gli americani un'industria importante del loro paese!

Oltre il 75% dei lavoratori impiegato nelle fabbriche di orologi di Mosca era semi-specializzato. Ricevettero i migliori salari e il salario massimo era tra 250 e 350 rubli al mese. I bravi capisquadra arrivavano da 450 a 500 rubli al mese. Per confronto, alcune cifre sul costo della vita. 1 kg buon burro 23 rubli, 1 kg buona carne da 10 a 12 rubli, 1 kg pane bianco raffinato 5,20 rubli, 1 kg di pane nero 1 rublo, 1 kg di zucchero 4 rubli, 1 kg di patate circa 1 rublo, un abito ragionevolmente utilizzabile su misura da uomo 1000 rubli, 1 buona camicia da 20 a 25 rubli, 1 paio di buone scarpe da uomo da 75 a 275 rubli, a seconda della qualità.

La più grande sofferenza era la questione degli alloggi. Chi aveva una buona camera moderna solo per sè era o uno specialista venuto in Russia in seguito ad accordi, o aveva avuto un colpo di fortuna o aveva relazioni altolocate. Non è facile immaginare la miseria della casa. La regola era che da tre a quattro famiglie condividevano una cucina dove l'unica opzione di cottura era una stufa ad alcol o a petrolio. Si potevano vedere cucine che dovevano servire fino a 27 persone.

Ma torniamo agli orologi. Nonostante tutti gli sforzi, le fabbriche costruite in Russia non riuscivano a soddisfare la domanda di orologi. A quel tempo, si importavano grandi quantità di orologi giapponesi da tasca e da polso."


Il resoconto sopra riportato si rifà ad esperienze personali di solo pochi anni fa. Esso parla da solo, per lo stato della cultura, della tecnologia e delle conquiste sociali nell'Unione Sovietica!

Un momento! Si importavano grandi quantità di orologi giapponesi da tasca e da polso? Stando a varie fonti (**) il Giappone era già in grado in quel periodo, presumibilmente negli anni 1930, di esportare orologi. Ma mentre esistono, ad esempio, diversi orologi di quel periodo che testimoniano la produzione di orologi negli artel(***) in parallelo alle fabbriche di Mosca, non abbiamo molte indicazioni su orologi Giapponesi di importazione. Anzi, che io sappia non abbiamo proprio nessuna indicazione.

Qualcuno tra i nostri grandi collezionisti sa dire qualcosa di più sull'argomento?
:hi:

(*) L'archivio digitale di tutte le edizioni della Deutsche Uhrmacher Zeitung è disponibile sul sito della SLUB (Sächsische Landesbibliothek – Staats- und Universitätsbibliothek Dresden) a questo link: http://digital.slub-dresden.de/werkansicht/dlf/50940/1/
Questo invece è il link all'articolo del 12 Luglio 1941: http://digital.slub-dresden.de/werkansi ... 83381/241/

(**) Alla fine degli anni 1920, il Giappone ospitava oltre venti fabbriche di orologi da tasca e iniziava a produrre i primi orologi da polso per un totale di circa 3.8 milioni di segnatempo all'anno. Nonostante la produzione fosse ancora largamente artigianale, i volumi erano tali da sostenere piccole esportazioni. Per la produzione Seiko, si veda Goodall - A Journey In Time (2003); per la produzione della Osaka Tokei Manufacturing Company e del Giappone in generale si veda il sito della associazione orologiera giapponese https://www.jcwa.or.jp/en/etc/history01.html

(***) Gli artel erano laboratori artigianali che non avevano una produzione propria ma agivano personalizzando lotti di orologi provenienti sia dalle fabbriche sovietiche che da quello che si trovava in giro. Agli artel dobbiamo, ad esempio, i primi cronografi sovietici basati sul movimento Type-1.

Avatar utente
ale9191
advanced user
advanced user
Messaggi: 471
Iscritto il: 20 dic 2017, 21:06
Località: Firenze

Re: L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da ale9191 » 25 ott 2018, 16:20

Molto interessante, grazie! Mi stona anche a me un po’ questo discorso dei giapponesi di importazione, se tutto ciò fosse vero se ne dovrebbe avere testimonianza in gran quantità no?
Per il resto, preso l’articolo con le dovute precauzioni, mi sembra un ritratto abbastanza coerente. Non mi sembra infatti che siano arrivati al giorno d’oggi molti esemplari sovietici anteguerra, mi sbaglio?

zvezda
Site Admin
Site Admin
Messaggi: 1217
Iscritto il: 9 mag 2015, 22:44
Località: Roma

Re: L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da zvezda » 26 ott 2018, 8:33

ale9191 ha scritto:
25 ott 2018, 16:20
Non mi sembra infatti che siano arrivati al giorno d’oggi molti esemplari sovietici anteguerra, mi sbaglio?
Dici? In effetti i volumi di produzione delle fabbriche sovietiche durante gli anni Trenta sono bassi a paragone di quanto sfornarono dopo. I modelli disponibili erano relativamente pochi e non tutti furono prodotti in grandi quantità. In particolare è molto raro trovare orologi della ZIF (ЗИФ) o della ZIM (ЗИМ) che risalgano a quel periodo.

Però non è difficilissimo imbattersi in un Type-1 anteguerra della prima o della seconda fabbrica di Mosca. Ad esempio questo Type 1 del 1938 è in vendita ora su ebay da Soviet Rarities (svtrrts)
kirovskie_dial.jpg
kirovskie_dial.jpg (105.38 KiB) Visto 178 volte
kirovskie_movt.jpg
kirovskie_movt.jpg (172.72 KiB) Visto 178 volte
kirovskie_date.jpg
kirovskie_date.jpg (152.04 KiB) Visto 178 volte
kirovskie_back.jpg
kirovskie_back.jpg (123.71 KiB) Visto 178 volte
Per inciso, l'orologio non è un affare e non ve ne consiglierei l'acquisto ;)

Avatar utente
Gamanto
advanced user
advanced user
Messaggi: 374
Iscritto il: 16 ago 2016, 6:26

Re: L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da Gamanto » 26 ott 2018, 16:25

Articolo molto interessante. :ok:

Avatar utente
burja
senior
senior
Messaggi: 1576
Iscritto il: 17 mag 2015, 20:16

Re: L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da burja » 27 ott 2018, 19:02

Grazie Marco. Da prendere con le molle visto il contesto storico del momento ma molto interessante, contiene informazioni che non conoscevo
"Niente è dimenticato, nessuno è dimenticato"

Avatar utente
Cane
senior
senior
Messaggi: 4038
Iscritto il: 17 mag 2015, 21:02
Località: Cecina

Re: L'Unione Sovietica vista dalla DUZ

Messaggio da Cane » 1 nov 2018, 18:08

Molto interessante... :ok:

Secondo me e' credibile, credo poco distante da quella che era la situazione reale in Urss…

Sul fatto che nel 40 pochi russi avessero un segnatempo direi che anche in italia non era tanto diverso...
Paolo

Rispondi