Ho appena finito di leggere questo libro: lettura piacevole per il tono umoristico e per lo spaccato di umanità sovietica che riesce ad offrire.
Di seguito un breve stralcio della postfazione dell'edizione italiana di Sellerio: "Dovlatov, pur nella sua posizione di esule, di quasi dissidente, ha voluto sottolineare come l'appartenenza ad un "noi" fosse anche l'affermazione del proprio essere "altri". Dietro questa parola si cela un innegabile amore per il suo paese, per quella Russia sovietica, bistrattata dalla Storia a da uno stuolo di suoi autorevoli colleghi, verso la quale - a dispetto di ogni recriminazione - prevale la nostalgia"
Non ho trovato "Noialtri", però ho messo sul kindle qualche altro titolo di Dovlatov... Vediamo un po'...
Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit comedere secundus intentiones, et fuit debatuta per decem hebdomadas in concilio Constantiensi
cpc ha scritto: 26 gen 2019, 19:02"Dovlatov, pur nella sua posizione di esule, di quasi dissidente, ha voluto sottolineare come l'appartenenza ad un "noi" fosse anche l'affermazione del proprio essere "altri". Dietro questa parola si cela un innegabile amore per il suo paese, per quella Russia sovietica, bistrattata dalla Storia a da uno stuolo di suoi autorevoli colleghi, verso la quale - a dispetto di ogni recriminazione - prevale la nostalgia"
La "dissidenza", nelle sue varie e complesse forme, è stata usata per anni per inculcarci un'immagine, quella del dissidente appunto, quasi sempre stereotipata nell'eroe democratico perseguitato dallo Stato orco. Non è così, e recentemente ho scoperto un esempio di questo inganno propinatoci per decenni.
Prendiamo per esempio Viktor Tsoi, cantante della band Kino. Ultimamente sto ascoltando qualcosa, per chi non lo sapesse è questo tipo qui:
Il brano (peraltro non uno dei miei preferiti, specifico che non m'interessa il canale, onde evitare sanzioni sull'insalata russa...è che qui c'è la traduzione italiana bella e pronta) si chiama "Cambiamenti". Per anni le recensioni occidentali si sono affrettate a definire il brano come "pro perestroyka", quando lo stesso Tsoi disse chiaramente che parlava di cambiamenti interiori e non politici. Nulla da fare: sulla stragrande maggioranza degli articoli, che siano in inglese o italiano, si parla di lui come di un dissidente anticomunista, perchè quello è il messaggio che deve passare.
Il problema è che Tsoi era anche un disegnatore, e certamente questo qui (con una guardia rossa che infilza un "capitalista") non è un disegno da "dissidente":
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Il che smentisce la retorica del "dissidente" a senso unico. Nei suoi concerti il pubblico sventolava bandiere rosse, perchè quello era il suo Paese, allora. Ed evidentemente ci era affezionato bene o male. Non ha avuto il tempo di cambiare idea o di mantenerla perchè è morto nel 1990 in un incidente stradale. Quindi la sua realtà è rimasta invariata: quello era il suo Paese e quello amava.
Recentemente c'è stato un altro esempio di questa frattura fra immagine voluta e origini reali: quello dei Bijelo Dugme. Sono questi burloni qui (ritratti nel 1974 mentre il terribile regime li teneva mezzi nudi per torturarli) :
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Sono venuto a conoscenza di questa band ieri, per assurdo tramite un video di un concerto dei Nirvana che si tenne a Muggia (vicino al confine sloveno) nel dicembre 1991, con il bassista Krist Novoselic (di origini croate) che scherzò dicendo al pubblico (misto, sloveni e italiani): "Buonasera, siamo i Bijelo Dugme". Per inciso i Bjelo Dugme erano il gruppo più famoso di Jugoslavia. E non sapevo che il suo leader fosse addirittura Goran Bregovic, che ebbe da solista un grande successo in Italia fra la fine degli anni 90 e i primi 2000.
Bene, Bregovic è stato sempre descritto come libero dissidente, contro il regime comunista jugoslavo, eccetera eccetera....sempre lo stesso copione. E poi salta fuori questo video:
Bandiere jugoslave sparate a palla sugli schermi, con tanto di brano patriottico. Dopo questi concerti i nazionalisti croati (praticamente quasi tutti i croati oggi) hanno persino minacciato di far loro la pelle. Loro se ne son sbattuti, semplicemente perchè tutta la band è composta di bosniaci, croati, serbi ecc. cresciuti in quella che era la comune Jugoslavia. Per la serie: quello eravamo e non possiamo fa finta che non sia esistito. Certo, Bregovic è un paraculo (con i concerti in Italia ha fatto soldi a palate, forse ha marciato su quello che gli altri volevano vedere in lui), ma tant'è.
Però in tutti questi anni, ci hanno detto che questa gente era "dissidente" e odiava il proprio Paese.
Per fortuna ormai gli anticorpi contro le puttanate sono belli forti, almeno per il sottoscritto.