Sì, ma io un disegno del genere lo associo ad altro...Sarà che vengo da un'epoca dove si trovavano "spade" ad ogni angolo.mrcorso ha scritto: 15 nov 2025, 7:08Tecnicamente lo è.
Conosco tanti ragazzi con tatuaggi a tema caffè... Ho visto chemex, molecole del caffè, V60, moke... è molto comune.
Anche a me non fa impazzire come concetto...anche se questo che hai postato è fatto molto bene mi pare
E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
Più un clistere da elefanti a ‘sto puntocuoccimix ha scritto: Sì, ma io un disegno del genere lo associo ad altro...Sarà che vengo da un'epoca dove si trovavano "spade" ad ogni angolo.
Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit comedere secundus intentiones, et fuit debatuta per decem hebdomadas in concilio Constantiensi
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).
Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).
Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
approvo la tua mania...wilcoyote ha scritto: 28 dic 2025, 19:28 Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).
Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
Però potresti pulire con il pulicaff ogni tanto e dovrebbe sortire il medesimo effetto di pulizia accurata con un po' meno sbattimento...
Non capisco il preriscaldare i chicchi prima della macinatura... tieni il caffè il un posto molto freddo? (mi raccomando evita il frigorifero)
--
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
Il pulicaff lo devo comprare, inoltre alla fine filtro e portfiltro vanno asciugati ugualmente, no? A quello server il phon. Ad impedire che l'umidità ristagni.mrcorso ha scritto: 29 dic 2025, 11:57approvo la tua mania...wilcoyote ha scritto: 28 dic 2025, 19:28 Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).
Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
Però potresti pulire con il pulicaff ogni tanto e dovrebbe sortire il medesimo effetto di pulizia accurata con un po' meno sbattimento...
Non capisco il preriscaldare i chicchi prima della macinatura... tieni il caffè il un posto molto freddo? (mi raccomando evita il frigorifero)
Sul riscaldare i chicci, pensavo che caldi avrebbero sprigionato meglio l'aroma (come macinare caffé appena torrefatto).
Anni fa (decenni) avevo dei parenti emigrati in Francia e in Belgio che portavano sempre in regalo birra Maredsous (nulla a che vedeere con quella comprata qui), ciocclato (superlativo) e caffé in chicchi (orrendo, sacchetti da 1 o 2,5 kg! Vabbé che eravamo un 7 in casa).
Lo mettevamo poco alla volta in forno a 180 C per una mezz'ora e diventava accettabile.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
Ecco un bell'articolo su Repubblica scritto Da Francesca Cianci sull'inserto Gusto
https://www.repubblica.it/il-gusto/2026 ... 425160082/
Riporto qui il testo per comodità di fruizione:
https://www.repubblica.it/il-gusto/2026 ... 425160082/
Riporto qui il testo per comodità di fruizione:
Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
di Francesca Ciancio
Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
Dalla sabbia del deserto ai campionati italiani Sca, la bevanda turca – realizzata con il metodo di estrazione più antico ancora in uso e patrimonio Unesco – vive una nuova stagione
C’è un modo di fare il caffè che non conosce scorciatoie, né rumori di fondo. Non sbuffa, non pressa, non filtra. Aspetta. È il caffè all’ibrik – o cezve, come si dice in Turchia – il metodo di estrazione più antico ancora in uso. Un gesto millenario che dal 2013 è riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco e che oggi, contro ogni logica di velocità, sta vivendo una nuova stagione grazie a una nicchia di appassionati e a competizioni ufficiali sempre più seguite. Tra questi c’è anche un campione italiano che al caffè turco è arrivato quasi per caso. Si tratta di Francesco Stabile, del team Bugan Coffee Lab, vincitore del Campionato Italiano Cezve/Ibrik durante i Campionati Nazionali Sca (Specialty Coffee Association) al Sigep 2026. Entrato nella squadra della torrefazione bergamasca nel 2018, senza essere un barista di professione, si è trovato davanti a una sfida inattesa. «Mi dissero: nessuno di noi fa caffè turco. Tu lo conosci?» racconta. Da lì è iniziato lo studio di una tecnica che, prima ancora che metodo di estrazione, è cultura. «È un’estrazione che ti obbliga alla lentezza. Richiede calma, concentrazione. Alla fine tutti noi viviamo di ritualità».
Come funziona
L’ibrik – un piccolo pentolino in rame, stretto verso l’alto, spesso con l’interno in argento – è uno strumento essenziale, quasi primitivo. Acqua e caffè macinato finissimo, simile al talco, vengono portati lentamente in temperatura. Non si tratta di far bollire il caffè, ma di accompagnarlo, di cuocerlo dolcemente. «Il paradosso è che sembra complesso, ma è il metodo più semplice che esista: acqua, caffè, fuoco. Proprio per questo è facilmente riproducibile anche a casa», spiega Stabile. Nella tradizione turca l’ibrik viene immerso nella sabbia calda, una pratica spettacolare e altamente simbolica. Un gesto che affonda le radici nel deserto, dove la sabbia tratteneva il calore anche dopo lo spegnimento del fuoco. Oggi l’uso della sabbia è previsto anche nei regolamenti dei campionati mondiali, perché questa disciplina è quella che più di ogni altra guarda ai riti antichi. Nella quotidianità, però, basta un semplice fornello.
A fare la differenza, nella gara di Stabile, è stato anche il caffè scelto: Chiroso Vita 1, uno specialty coffee cento per cento arabica colombiano coltivato a 1600 metri di altitudine e lavorato con processi di fermentazione controllata, arricchiti da lieviti selezionati della Franciacorta. Un ponte inedito tra mondi lontani. «Se hai un buon prodotto cambia tutto – sottolinea – perché nel caffè all’ibrik il gusto è amplificato». In questa tazza emergono aromi di frutta tropicale, passion fruit e maracuja, con una dolcezza naturale, mai aggiunta: un approccio coerente con la filosofia di Bugan, che rifiuta lo zucchero come scorciatoia. Nonostante sia consumato in oltre trenta Paesi – dall’ex impero ottomano al Nord Africa, fino alla penisola arabica – il caffè turco oggi resta un’esperienza di nicchia. «È un po’ quello che è successo alla moka prima della sua riscoperta nel mondo specialty – osserva Stabile – si pensa che sia scomodo da fare al bar o al ristorante. In realtà serve solo tempo. E il tempo, oggi, è il vero lusso».
Bere un caffè all’ibrik significa anche rieducare lo sguardo e il palato. Le tazze sono piccole, spesso panciute, pensate per trattenere i fondi. C’è un momento preciso in cui smettere di bere: quando, con la coda dell’occhio, si vede il deposito risalire. E c’è una temperatura ideale per gustarlo, intorno ai 55 gradi, quando la componente aromatica si apre completamente. Nelle competizioni la tecnica conta, così come la performance, ma alla fine è sempre la tazza a decidere. «Puoi avere la strategia migliore – riflette Stabile ripensando alla sua gara – ma se il caffè non è buono, perdi». Il gesto finale è quasi meditativo: un colpetto per far depositare il particolato, l’attesa, il primo sorso. «Il caffè all’ibrik non chiede di essere bevuto in fretta. A me piace berlo la sera, è più vicino a un filtro che a un espresso, ma con un’intensità tattile che appaga. La bocca è tatto prima che gusto. E quando sei stanco, questa densità ti arriva di più». Una tazzina piccola, un gesto antico, una memoria lunga. Come recita un proverbio turco: una tazza di caffè crea un legame che dura quarant’anni. Un piccolo gesto capace di generare una storia non frettolosa.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
Però mi devi spiegare come facevano i turchi 1000 anni fa a bere il caffé coltivato in colombia a 1600 m slm. Fra l'altro non è che il tuo era misto a coca?mrcorso ha scritto: 24 feb 2026, 17:48 Ecco un bell'articolo su Repubblica scritto Da Francesca Cianci sull'inserto Gusto
https://www.repubblica.it/il-gusto/2026 ... 425160082/
Riporto qui il testo per comodità di fruizione:
Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
di Francesca Ciancio
Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
Dalla sabbia del deserto ai campionati italiani Sca, la bevanda turca – realizzata con il metodo di estrazione più antico ancora in uso e patrimonio Unesco – vive una nuova stagione
C’è un modo di fare il caffè che non conosce scorciatoie, né rumori di fondo. Non sbuffa, non pressa, non filtra. Aspetta. È il caffè all’ibrik – o cezve, come si dice in Turchia – il metodo di estrazione più antico ancora in uso. Un gesto millenario che dal 2013 è riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco e che oggi, contro ogni logica di velocità, sta vivendo una nuova stagione grazie a una nicchia di appassionati e a competizioni ufficiali sempre più seguite. Tra questi c’è anche un campione italiano che al caffè turco è arrivato quasi per caso. Si tratta di Francesco Stabile, del team Bugan Coffee Lab, vincitore del Campionato Italiano Cezve/Ibrik durante i Campionati Nazionali Sca (Specialty Coffee Association) al Sigep 2026. Entrato nella squadra della torrefazione bergamasca nel 2018, senza essere un barista di professione, si è trovato davanti a una sfida inattesa. «Mi dissero: nessuno di noi fa caffè turco. Tu lo conosci?» racconta. Da lì è iniziato lo studio di una tecnica che, prima ancora che metodo di estrazione, è cultura. «È un’estrazione che ti obbliga alla lentezza. Richiede calma, concentrazione. Alla fine tutti noi viviamo di ritualità».
Come funziona
L’ibrik – un piccolo pentolino in rame, stretto verso l’alto, spesso con l’interno in argento – è uno strumento essenziale, quasi primitivo. Acqua e caffè macinato finissimo, simile al talco, vengono portati lentamente in temperatura. Non si tratta di far bollire il caffè, ma di accompagnarlo, di cuocerlo dolcemente. «Il paradosso è che sembra complesso, ma è il metodo più semplice che esista: acqua, caffè, fuoco. Proprio per questo è facilmente riproducibile anche a casa», spiega Stabile. Nella tradizione turca l’ibrik viene immerso nella sabbia calda, una pratica spettacolare e altamente simbolica. Un gesto che affonda le radici nel deserto, dove la sabbia tratteneva il calore anche dopo lo spegnimento del fuoco. Oggi l’uso della sabbia è previsto anche nei regolamenti dei campionati mondiali, perché questa disciplina è quella che più di ogni altra guarda ai riti antichi. Nella quotidianità, però, basta un semplice fornello.
A fare la differenza, nella gara di Stabile, è stato anche il caffè scelto: Chiroso Vita 1, uno specialty coffee cento per cento arabica colombiano coltivato a 1600 metri di altitudine e lavorato con processi di fermentazione controllata, arricchiti da lieviti selezionati della Franciacorta. Un ponte inedito tra mondi lontani. «Se hai un buon prodotto cambia tutto – sottolinea – perché nel caffè all’ibrik il gusto è amplificato». In questa tazza emergono aromi di frutta tropicale, passion fruit e maracuja, con una dolcezza naturale, mai aggiunta: un approccio coerente con la filosofia di Bugan, che rifiuta lo zucchero come scorciatoia. Nonostante sia consumato in oltre trenta Paesi – dall’ex impero ottomano al Nord Africa, fino alla penisola arabica – il caffè turco oggi resta un’esperienza di nicchia. «È un po’ quello che è successo alla moka prima della sua riscoperta nel mondo specialty – osserva Stabile – si pensa che sia scomodo da fare al bar o al ristorante. In realtà serve solo tempo. E il tempo, oggi, è il vero lusso».
Bere un caffè all’ibrik significa anche rieducare lo sguardo e il palato. Le tazze sono piccole, spesso panciute, pensate per trattenere i fondi. C’è un momento preciso in cui smettere di bere: quando, con la coda dell’occhio, si vede il deposito risalire. E c’è una temperatura ideale per gustarlo, intorno ai 55 gradi, quando la componente aromatica si apre completamente. Nelle competizioni la tecnica conta, così come la performance, ma alla fine è sempre la tazza a decidere. «Puoi avere la strategia migliore – riflette Stabile ripensando alla sua gara – ma se il caffè non è buono, perdi». Il gesto finale è quasi meditativo: un colpetto per far depositare il particolato, l’attesa, il primo sorso. «Il caffè all’ibrik non chiede di essere bevuto in fretta. A me piace berlo la sera, è più vicino a un filtro che a un espresso, ma con un’intensità tattile che appaga. La bocca è tatto prima che gusto. E quando sei stanco, questa densità ti arriva di più». Una tazzina piccola, un gesto antico, una memoria lunga. Come recita un proverbio turco: una tazza di caffè crea un legame che dura quarant’anni. Un piccolo gesto capace di generare una storia non frettolosa.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè
avevano molta pazienza, sono generazioni che se lo immaginanowilcoyote ha scritto: 27 feb 2026, 13:31 Però mi devi spiegare come facevano i turchi 1000 anni fa a bere il caffé coltivato in colombia a 1600 m slm. Fra l'altro non è che il tuo era misto a coca?
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