E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

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cuoccimix
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da cuoccimix »

mrcorso ha scritto: 15 nov 2025, 7:08
cuoccimix ha scritto: 15 nov 2025, 1:18
DaniLao ha scritto: 14 nov 2025, 21:57 È vero come l’Aeropress dia dipendenza, però -pur trovandolo ben riuscito- non arriverei a tanto :lol:


IMG_0552.jpg

Mamma mia, pare 'na siringa gigante :cry:
Tecnicamente lo è.

Conosco tanti ragazzi con tatuaggi a tema caffè... Ho visto chemex, molecole del caffè, V60, moke... è molto comune.

Anche a me non fa impazzire come concetto...anche se questo che hai postato è fatto molto bene mi pare
Sì, ma io un disegno del genere lo associo ad altro...Sarà che vengo da un'epoca dove si trovavano "spade" ad ogni angolo.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da DaniLao »

cuoccimix ha scritto: Sì, ma io un disegno del genere lo associo ad altro...Sarà che vengo da un'epoca dove si trovavano "spade" ad ogni angolo.
Più un clistere da elefanti a ‘sto punto
Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit comedere secundus intentiones, et fuit debatuta per decem hebdomadas in concilio Constantiensi
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da wilcoyote »

Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).

Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
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mrcorso
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da mrcorso »

wilcoyote ha scritto: 28 dic 2025, 19:28 Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).

Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
approvo la tua mania... :D

Però potresti pulire con il pulicaff ogni tanto e dovrebbe sortire il medesimo effetto di pulizia accurata con un po' meno sbattimento...

Non capisco il preriscaldare i chicchi prima della macinatura... tieni il caffè il un posto molto freddo? (mi raccomando evita il frigorifero)
--
Francesco

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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da wilcoyote »

mrcorso ha scritto: 29 dic 2025, 11:57
wilcoyote ha scritto: 28 dic 2025, 19:28 Ultimissima "rifinitura".
Dopo pranzo, approfittando del pentolone dell'acqua della pasta, metto sul suo coperchio la tazzina, il filtro ed il portafiltro, così che siano ben caldi.
Spruzzo i chicchi con acqua nebulizzata, agito il recipiente poi lo metto sul suddetto coperchio per qualche minuto
Macino il caffé alla giusta grana, riempio il filtro, pareggio e presso il giusto
Dopo, lavo filtro e portafiltro, poi li asciugo prima con un panno poi con il phon (indovinate perchè).

Sembra forse una cazzata, ma un paio di giorni dopo aver aggiunto questo ultimo passaggio il gusto è migliorato.
approvo la tua mania... :D

Però potresti pulire con il pulicaff ogni tanto e dovrebbe sortire il medesimo effetto di pulizia accurata con un po' meno sbattimento...

Non capisco il preriscaldare i chicchi prima della macinatura... tieni il caffè il un posto molto freddo? (mi raccomando evita il frigorifero)
Il pulicaff lo devo comprare, inoltre alla fine filtro e portfiltro vanno asciugati ugualmente, no? A quello server il phon. Ad impedire che l'umidità ristagni.
Sul riscaldare i chicci, pensavo che caldi avrebbero sprigionato meglio l'aroma (come macinare caffé appena torrefatto).

Anni fa (decenni) avevo dei parenti emigrati in Francia e in Belgio che portavano sempre in regalo birra Maredsous (nulla a che vedeere con quella comprata qui), ciocclato (superlativo) e caffé in chicchi (orrendo, sacchetti da 1 o 2,5 kg! Vabbé che eravamo un 7 in casa).
Lo mettevamo poco alla volta in forno a 180 C per una mezz'ora e diventava accettabile.
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da mrcorso »

Ecco un bell'articolo su Repubblica scritto Da Francesca Cianci sull'inserto Gusto

https://www.repubblica.it/il-gusto/2026 ... 425160082/

Riporto qui il testo per comodità di fruizione:

Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
di Francesca Ciancio

Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
Dalla sabbia del deserto ai campionati italiani Sca, la bevanda turca – realizzata con il metodo di estrazione più antico ancora in uso e patrimonio Unesco – vive una nuova stagione
C’è un modo di fare il caffè che non conosce scorciatoie, né rumori di fondo. Non sbuffa, non pressa, non filtra. Aspetta. È il caffè all’ibrik – o cezve, come si dice in Turchia – il metodo di estrazione più antico ancora in uso. Un gesto millenario che dal 2013 è riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco e che oggi, contro ogni logica di velocità, sta vivendo una nuova stagione grazie a una nicchia di appassionati e a competizioni ufficiali sempre più seguite. Tra questi c’è anche un campione italiano che al caffè turco è arrivato quasi per caso. Si tratta di Francesco Stabile, del team Bugan Coffee Lab, vincitore del Campionato Italiano Cezve/Ibrik durante i Campionati Nazionali Sca (Specialty Coffee Association) al Sigep 2026. Entrato nella squadra della torrefazione bergamasca nel 2018, senza essere un barista di professione, si è trovato davanti a una sfida inattesa. «Mi dissero: nessuno di noi fa caffè turco. Tu lo conosci?» racconta. Da lì è iniziato lo studio di una tecnica che, prima ancora che metodo di estrazione, è cultura. «È un’estrazione che ti obbliga alla lentezza. Richiede calma, concentrazione. Alla fine tutti noi viviamo di ritualità».

Come funziona
L’ibrik – un piccolo pentolino in rame, stretto verso l’alto, spesso con l’interno in argento – è uno strumento essenziale, quasi primitivo. Acqua e caffè macinato finissimo, simile al talco, vengono portati lentamente in temperatura. Non si tratta di far bollire il caffè, ma di accompagnarlo, di cuocerlo dolcemente. «Il paradosso è che sembra complesso, ma è il metodo più semplice che esista: acqua, caffè, fuoco. Proprio per questo è facilmente riproducibile anche a casa», spiega Stabile. Nella tradizione turca l’ibrik viene immerso nella sabbia calda, una pratica spettacolare e altamente simbolica. Un gesto che affonda le radici nel deserto, dove la sabbia tratteneva il calore anche dopo lo spegnimento del fuoco. Oggi l’uso della sabbia è previsto anche nei regolamenti dei campionati mondiali, perché questa disciplina è quella che più di ogni altra guarda ai riti antichi. Nella quotidianità, però, basta un semplice fornello.

A fare la differenza, nella gara di Stabile, è stato anche il caffè scelto: Chiroso Vita 1, uno specialty coffee cento per cento arabica colombiano coltivato a 1600 metri di altitudine e lavorato con processi di fermentazione controllata, arricchiti da lieviti selezionati della Franciacorta. Un ponte inedito tra mondi lontani. «Se hai un buon prodotto cambia tutto – sottolinea – perché nel caffè all’ibrik il gusto è amplificato». In questa tazza emergono aromi di frutta tropicale, passion fruit e maracuja, con una dolcezza naturale, mai aggiunta: un approccio coerente con la filosofia di Bugan, che rifiuta lo zucchero come scorciatoia. Nonostante sia consumato in oltre trenta Paesi – dall’ex impero ottomano al Nord Africa, fino alla penisola arabica – il caffè turco oggi resta un’esperienza di nicchia. «È un po’ quello che è successo alla moka prima della sua riscoperta nel mondo specialty – osserva Stabile – si pensa che sia scomodo da fare al bar o al ristorante. In realtà serve solo tempo. E il tempo, oggi, è il vero lusso».

Bere un caffè all’ibrik significa anche rieducare lo sguardo e il palato. Le tazze sono piccole, spesso panciute, pensate per trattenere i fondi. C’è un momento preciso in cui smettere di bere: quando, con la coda dell’occhio, si vede il deposito risalire. E c’è una temperatura ideale per gustarlo, intorno ai 55 gradi, quando la componente aromatica si apre completamente. Nelle competizioni la tecnica conta, così come la performance, ma alla fine è sempre la tazza a decidere. «Puoi avere la strategia migliore – riflette Stabile ripensando alla sua gara – ma se il caffè non è buono, perdi». Il gesto finale è quasi meditativo: un colpetto per far depositare il particolato, l’attesa, il primo sorso. «Il caffè all’ibrik non chiede di essere bevuto in fretta. A me piace berlo la sera, è più vicino a un filtro che a un espresso, ma con un’intensità tattile che appaga. La bocca è tatto prima che gusto. E quando sei stanco, questa densità ti arriva di più». Una tazzina piccola, un gesto antico, una memoria lunga. Come recita un proverbio turco: una tazza di caffè crea un legame che dura quarant’anni. Un piccolo gesto capace di generare una storia non frettolosa.
--
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

Messaggio da wilcoyote »

mrcorso ha scritto: 24 feb 2026, 17:48 Ecco un bell'articolo su Repubblica scritto Da Francesca Cianci sull'inserto Gusto

https://www.repubblica.it/il-gusto/2026 ... 425160082/

Riporto qui il testo per comodità di fruizione:

Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
di Francesca Ciancio

Quella tazzina che non ha fretta: il ritorno del caffè all’ibrik
Dalla sabbia del deserto ai campionati italiani Sca, la bevanda turca – realizzata con il metodo di estrazione più antico ancora in uso e patrimonio Unesco – vive una nuova stagione
C’è un modo di fare il caffè che non conosce scorciatoie, né rumori di fondo. Non sbuffa, non pressa, non filtra. Aspetta. È il caffè all’ibrik – o cezve, come si dice in Turchia – il metodo di estrazione più antico ancora in uso. Un gesto millenario che dal 2013 è riconosciuto come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco e che oggi, contro ogni logica di velocità, sta vivendo una nuova stagione grazie a una nicchia di appassionati e a competizioni ufficiali sempre più seguite. Tra questi c’è anche un campione italiano che al caffè turco è arrivato quasi per caso. Si tratta di Francesco Stabile, del team Bugan Coffee Lab, vincitore del Campionato Italiano Cezve/Ibrik durante i Campionati Nazionali Sca (Specialty Coffee Association) al Sigep 2026. Entrato nella squadra della torrefazione bergamasca nel 2018, senza essere un barista di professione, si è trovato davanti a una sfida inattesa. «Mi dissero: nessuno di noi fa caffè turco. Tu lo conosci?» racconta. Da lì è iniziato lo studio di una tecnica che, prima ancora che metodo di estrazione, è cultura. «È un’estrazione che ti obbliga alla lentezza. Richiede calma, concentrazione. Alla fine tutti noi viviamo di ritualità».

Come funziona
L’ibrik – un piccolo pentolino in rame, stretto verso l’alto, spesso con l’interno in argento – è uno strumento essenziale, quasi primitivo. Acqua e caffè macinato finissimo, simile al talco, vengono portati lentamente in temperatura. Non si tratta di far bollire il caffè, ma di accompagnarlo, di cuocerlo dolcemente. «Il paradosso è che sembra complesso, ma è il metodo più semplice che esista: acqua, caffè, fuoco. Proprio per questo è facilmente riproducibile anche a casa», spiega Stabile. Nella tradizione turca l’ibrik viene immerso nella sabbia calda, una pratica spettacolare e altamente simbolica. Un gesto che affonda le radici nel deserto, dove la sabbia tratteneva il calore anche dopo lo spegnimento del fuoco. Oggi l’uso della sabbia è previsto anche nei regolamenti dei campionati mondiali, perché questa disciplina è quella che più di ogni altra guarda ai riti antichi. Nella quotidianità, però, basta un semplice fornello.

A fare la differenza, nella gara di Stabile, è stato anche il caffè scelto: Chiroso Vita 1, uno specialty coffee cento per cento arabica colombiano coltivato a 1600 metri di altitudine e lavorato con processi di fermentazione controllata, arricchiti da lieviti selezionati della Franciacorta. Un ponte inedito tra mondi lontani. «Se hai un buon prodotto cambia tutto – sottolinea – perché nel caffè all’ibrik il gusto è amplificato». In questa tazza emergono aromi di frutta tropicale, passion fruit e maracuja, con una dolcezza naturale, mai aggiunta: un approccio coerente con la filosofia di Bugan, che rifiuta lo zucchero come scorciatoia. Nonostante sia consumato in oltre trenta Paesi – dall’ex impero ottomano al Nord Africa, fino alla penisola arabica – il caffè turco oggi resta un’esperienza di nicchia. «È un po’ quello che è successo alla moka prima della sua riscoperta nel mondo specialty – osserva Stabile – si pensa che sia scomodo da fare al bar o al ristorante. In realtà serve solo tempo. E il tempo, oggi, è il vero lusso».

Bere un caffè all’ibrik significa anche rieducare lo sguardo e il palato. Le tazze sono piccole, spesso panciute, pensate per trattenere i fondi. C’è un momento preciso in cui smettere di bere: quando, con la coda dell’occhio, si vede il deposito risalire. E c’è una temperatura ideale per gustarlo, intorno ai 55 gradi, quando la componente aromatica si apre completamente. Nelle competizioni la tecnica conta, così come la performance, ma alla fine è sempre la tazza a decidere. «Puoi avere la strategia migliore – riflette Stabile ripensando alla sua gara – ma se il caffè non è buono, perdi». Il gesto finale è quasi meditativo: un colpetto per far depositare il particolato, l’attesa, il primo sorso. «Il caffè all’ibrik non chiede di essere bevuto in fretta. A me piace berlo la sera, è più vicino a un filtro che a un espresso, ma con un’intensità tattile che appaga. La bocca è tatto prima che gusto. E quando sei stanco, questa densità ti arriva di più». Una tazzina piccola, un gesto antico, una memoria lunga. Come recita un proverbio turco: una tazza di caffè crea un legame che dura quarant’anni. Un piccolo gesto capace di generare una storia non frettolosa.
Però mi devi spiegare come facevano i turchi 1000 anni fa a bere il caffé coltivato in colombia a 1600 m slm. Fra l'altro non è che il tuo era misto a coca? :mrgreen:
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Re: E comunque lo voglio dire! - Il topic definitivo sul caffè

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wilcoyote ha scritto: 27 feb 2026, 13:31 Però mi devi spiegare come facevano i turchi 1000 anni fa a bere il caffé coltivato in colombia a 1600 m slm. Fra l'altro non è che il tuo era misto a coca?
avevano molta pazienza, sono generazioni che se lo immaginano :D
--
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