finestraweb ha scritto: 25 gen 2026, 11:03
Sì però.... nel 1996 sono alla canna del gas, i macchinari sono rotti ed assemblano con quello che hanno, in deroga alla produzione "standard" da catalogo.
Nel 1992 erano in piena salute, devono produrre a raffica ed assemblano anche lì modelli in deroga a catalogo, mettendo sfere per il modello X nel modello Y.
Diciamo che per confermare le proprie idee, ciascuno, pure io per carità, vede "appigli".
E che appigli vedresti? I due periodi sono diversi ma strettamente collegati. Forse a molti continua a sfuggire quel che significò davvero la caduta dell'URSS nella vita quotidiana. Un anno eri ancora in uno Stato che finanziava attrezzature, stipendi, tutto...l'anno dopo tutti venivano "buttati in strada" (chi in modo figurato, chi in modo reale) e dovevano cavarsela da soli, come non lo sapevano nemmeno loro. Nel caso delle fabbriche si badava a produrre e a vendere a tutti i costi, e a chi capitava. I soldi racimolati venivano arraffati dai nuovi riccastri e raramente reinvestiti perchè le strutture produttive erano elefantiache e sarebbe costato un occhio rimodernarle completamente. Quindi? Si sfruttava finchè si poteva e poi una bella bancarotta, easy. Ed è quello che è capitato nella seconda parte dei '90. La vita è così: un giorno ti sembra vada tutto bene, quello seguente ti capita un accidente che ti stende. E figuriamoci se non doveva capitare a loro in quella situazione. Poi se si vuole a tutti i costi pensarla diversamente, ripeto: io non sono nessuno per impedirlo.
Che poi anche tu, nel commentare l'esemplare dell'opener, parli di "incoerenza" tra le parti: se parli di incoerenza, accetti e concordi che esiste una coerenza.Ora, ciascuno si costruisce la coerenza come vuole, per me quella la si forma dai cataloghi della casa, non dalla collezione o dal libro di tizio né di Caio
Un argine al franken ci deve essere o altrimenti si smetta di chiedere se il tal esemplare è coerente (originale).
No. Esiste una
plausibile coerenza, il che è diverso. Che si costruisce dai cataloghi, dai libri, e dall'esplorazione quotidiana. Quest'ultima (che manca a molti esegeti del
catalogo e della
referenza) entra in gioco quando la carta stampata non profuma di certezza, o, per dirla meglio, quando rimane muta e non riporta nulla.
Se io trovo un Komandirskie u-boot nero e blu in cassa 34 senza data, con due sfere Komandirskie e una Amphibia, ed è la prima volta che lo vedo, di primo acchito mi dico che è
plausibilmente incoerente, anche se il lume omogeneo, lo stato e la mancanza totale di segni di uso mi lasciano qualche dubbio.
Se oltre al primo ne trovo un altro, e poi un altro ancora, anche se a distanza di secoli, non diventa più un caso, semplicemente perchè non si vede il motivo per cui un frankenizzatore debba usare proprio quella composizione cosi' specifica di quadrante e lancette. Quindi diventa
plausibilmente coerente, quindi
fino a prova contraria, per dirla diversamente.
Aggiungo due cose.
Altri prima di me hanno detto che a fine anni '80 i magazzini di orologi russi erano strapieni.
Con il solito toni dissacrante che colpisce gli appassionati di lunga data "delusi", quella persona fece un discorso del tipo "i russi non potevano credere che a qualcuno interessassero quegli orologi che nessuno si filava in patria e che giacevano a fare la muffa nei magazzini".
A parte l'osservazione, che i magazzini fossero pieni è assolutamente credibile visto il tipo di economia sovietica.
Non so quei magazzini per quanto hanno sfamato l'appetito europeo ed oltre per gli orologi russi, ma questo per dire che non è detto che le aziende si trovarono davvero a produrre come ricci.
Quando ti si apre improvvisamente un mercato di centinaia di milioni di clienti, e molti di loro vogliono i tuoi articoli, i magazzini pieni (che erano la norma nel sistema di quote allocate della pianificazione sovietica) li svuoti in breve tempo. E infatti il sarcastico aveva ragione: la moda aveva fatto centro. Svuotati i magazzini, continui a produrre allegramente senza investire, come se il domani non esistesse.
Poi però le mode passano. E quella dell'orologio russo è durata in tutto un 4 anni, dal 1988 al 1992. Già dall'anno seguente inizia il calo (e me lo ricordo bene perchè a fine 1993 trovavo la metà dei banchetti dell'anno prima). Forse sono stato poco preciso: a fine anni '80 l'imperativo era "produrre il più possibile", circa 10 anni dopo diventava "produrre il possibile". E a fine anni '90 l'unico mercato "vero" rimasto per gli orologi russi era quello per i turisti, più un modesto mercato domestico di sostituzione. Ad ovest erano passati di moda, ad est volevano roba giapponese. Soldi intascati da qualche oligarca, nessuna risorsa, casse vuote. Quindi che si fa? Si dà fondo a tutto l'immaginabile. Anche a componenti difettate, dimenticate, abbandonate da secoli in qualche angolo buio. Prima del destino che praticamente tutte le grosse fabbriche ex sovietiche hanno incontrato provvisoriamente o definitivamente: la bancarotta.
Poi, ripeto, ci può credere senz' altro alla
religione del catalogo che caratterizza , a turno, i bastian contrari per partito preso, oppure i fluidi parvenu dell'argomento. La religione rassicura, tranquillizza e soprattutto dà un'aura di santità. Perchè fare l'ateo dubbioso paga decisamente, decisamente poco. E lo posso ben dire.
