ZAMOŚĆ 1920: PRIMA DI FARE I SANTINI, APRIAMO L’ATLANTE
di Rolando Dubini
C’è una frase che piace molto alla propaganda: “Nel 1920 gli ucraini salvarono la Polonia”. È una frase comoda, tonda, pronta per il manifesto, con il cavallo che nitrisce e la bandiera che sventola. Peccato che la storia, quando la si guarda da vicino, sia meno interessata ai manifesti e molto più alle date, ai confini, alle alleanze sporche e alle sconfitte.
Nel 1920 reparti dell’esercito della Repubblica Popolare Ucraina combatterono davvero al fianco della Polonia contro la Russia sovietica bolscevica. Questo è vero. Ma va raccontato nel suo contesto, non come favola nazionalista ucraina né come oleografia polacca.
Prima cosa: nel 1920 non esiste ancora l’Unione Sovietica in senso giuridico. L’URSS nascerà formalmente il 30 dicembre 1922, con il Trattato di creazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Nel 1920 parliamo dunque di Russia sovietica, Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e repubbliche sovietiche collegate al potere bolscevico. Non è pedanteria: è storia. E la storia comincia sempre col chiamare le cose con il loro nome, attività pericolosissima, specie quando disturba le fanfare.
Seconda cosa: la Russia sovietica non combatteva in un tranquillo vuoto geopolitico. Dopo la rivoluzione del 1917 e il trattato di Brest-Litovsk del marzo 1918, la Russia bolscevica fu investita da una guerra civile devastante e da un intervento straniero molto ampio. Non “qualche pressione occidentale”, non “qualche osservatore preoccupato”: truppe, sbarchi, occupazioni, spedizioni militari, aiuti ai Bianchi, interventi diretti e indiretti.
Le potenze e i paesi che, in forme diverse, agirono militarmente contro la Russia sovietica o contro le forze bolsceviche nei territori dell’ex Impero russo furono numerosi.
Gli Imperi Centrali intervennero per primi e in modo pesantissimo:
- Germania;
- Austria-Ungheria;
- Impero Ottomano.
Nel 1918, dopo il fallimento temporaneo dei negoziati di Brest-Litovsk, le forze tedesche avanzarono e imposero condizioni durissime. I tedeschi controllarono il Baltico, la Finlandia e la Bielorussia; insieme agli austro-ungarici penetrarono in profondità in Ucraina; i turchi si mossero nel Caucaso. Non proprio una visita di cortesia con mazzo di fiori.
Poi arrivò l’intervento alleato e associato, con varie motivazioni ufficiali: proteggere depositi militari, impedire che il materiale bellico finisse in mano tedesca o bolscevica, evacuare la Legione cecoslovacca, sostenere forze antibolsceviche, impedire il contagio rivoluzionario. Motivazioni diverse, risultato pratico simile: soldati stranieri sul territorio dell’ex Impero russo.
Tra le potenze intervenute militarmente figurano:
- Regno Unito;
- Francia;
- Stati Uniti;
- Giappone;
- Italia;
- Grecia;
- Romania;
- Cina.
A queste vanno aggiunti i contingenti dell’Impero britannico e delle sue dominions o dipendenze:
- Canada;
- Australia;
- India britannica;
- Nuova Zelanda, con presenze minori o volontari inseriti nel quadro britannico.
Vanno inoltre ricordati:
- la Legione cecoslovacca, forza militare composta da cechi e slovacchi, formalmente non ancora “nazione” nel senso pieno all’inizio della vicenda, ma protagonista decisiva lungo la Transiberiana;
- reparti serbi o jugoslavi presenti in alcuni contesti dell’intervento alleato;
- forze polacche, estoni, lettoni, lituane e finlandesi, che combatterono guerre proprie contro la Russia sovietica o contro forze bolsceviche nella dissoluzione dell’Impero russo.
Qui bisogna stare attenti: non tutti questi soggetti sono identici. Non è la stessa cosa una spedizione britannica ad Arcangelo, l’intervento giapponese in Siberia, la Romania in Bessarabia, la Polonia che avanza su Kiev nel 1920, l’Estonia che difende la propria indipendenza, o la Legione cecoslovacca che cerca di uscire dalla Russia e finisce per controllare lunghi tratti della Transiberiana. Chi nega l’ampiezza dell’intervento straniero fa propaganda.
Dentro questo quadro si colloca la guerra polacco-sovietica del 1919-1921. Nel 1920 Józef Piłsudski firma un accordo con Symon Petlura, capo della Repubblica Popolare Ucraina. L’accordo prevede il riconoscimento polacco dell’Ucraina indipendente, ma anche pesanti concessioni territoriali ucraine alla Polonia, in particolare su Galizia orientale e parte della Volinia. Dunque no: non fu un abbraccio fra popoli fratelli sotto il cielo della libertà. Fu un patto militare e politico stretto in condizioni disperate. Petlura cercava di salvare l’indipendenza ucraina; Piłsudski cercava di costruire a est una cintura di stati legati alla Polonia. Una partita a scacchi, ma con i pedoni veri, che sanguinavano.
In questo contesto appare Marko Bezručko.
Bezručko era un ufficiale dell’esercito della Repubblica Popolare Ucraina, veterano della Prima guerra mondiale, comandante della 6ª Divisione dei Fucilieri della Sich. Ma anche qui: precisione. Durante la difesa di Zamość, nell’agosto 1920, Bezručko era colonnello, non generale. Fu promosso generale-cornetta solo il 5 ottobre 1920. Quindi chiamarlo “generale Bezručko” in senso biografico complessivo è lecito; ma se raccontiamo Zamość, il grado corretto è colonnello. La storia non diventa meno interessante se le togliamo una spallina di troppo.
La difesa di Zamość, tra il 29 e il 31 agosto 1920, fu un episodio importante della campagna. La 1ª Armata di Cavalleria di Semën Budënnyj tentò di conquistare la città, ma la guarnigione resistette. Bezručko, come ufficiale più alto in grado, comandò la difesa della guarnigione polacco-ucraina. I reparti ucraini ebbero un ruolo reale, anche nella preparazione delle difese; i reparti polacchi costituirono però la parte numericamente principale della guarnigione. Dunque: non “gli ucraini da soli salvarono la Polonia”; ma neppure “gli ucraini non contarono nulla”. La realtà, come spesso capita, ha il pessimo gusto di non obbedire agli slogan.
Va poi corretta un’altra semplificazione: Zamość non “salvò Varsavia” in senso diretto. La fase decisiva della Battaglia di Varsavia era già avvenuta a metà agosto 1920, con la controffensiva polacca dal fiume Wieprz. Zamość viene dopo, alla fine di agosto. Dire che Bezručko impedì a Budënnyj di raggiungere Varsavia in tempo per decidere la battaglia è una forzatura cronologica. Bella da comizio, meno bella davanti a un calendario.
Questo non rende Zamość irrilevante. Al contrario: la resistenza della città contribuì a bloccare e logorare Budënnyj nella fase meridionale della campagna, favorendo poi la sconfitta sovietica nell’area di Komarów. Fu un episodio serio, combattuto, significativo. Non ha bisogno di essere trasformato in miracolo di seconda mano, come se la storia fosse una bottega di reliquie.
La parte più scomoda è proprio questa: nel 1920 la Russia sovietica era insieme aggressore rivoluzionario verso ovest e Stato assediato da una guerra civile internazionalizzata. I bolscevichi cercavano di estendere il potere sovietico; le potenze occidentali e il Giappone avevano tentato o tentavano ancora di soffocare la rivoluzione, sostenere i Bianchi, controllare porti, ferrovie, depositi, materie prime e zone strategiche. I nazionalismi dell’ex Impero russo cercavano indipendenza. La Polonia cercava profondità strategica. L’Ucraina di Petlura cercava di non sparire. I Bianchi volevano spesso una Russia “una e indivisibile”, cioè niente indipendenze nazionali. I Rossi volevano la rivoluzione e il controllo politico. Tutti parlavano di libertà; quasi tutti intendevano anche eserciti, grano, carbone, ferrovie, confini e obbedienza.
Alla fine, l’indipendenza della Repubblica Popolare Ucraina non sopravvisse. La pace di Riga del 1921 chiuse la guerra polacco-sovietica senza salvare il progetto politico ucraino di Petlura. Molti soldati ucraini finirono internati in Polonia. Bezručko rimase in esilio e morì a Varsavia nel 1944.
Dunque sì, Bezručko merita memoria. Ma non come santino nazionalista. Merita memoria come colonnello capace, poi generale, dentro una guerra complicata, combattuta in un’Europa orientale devastata dalla fine degli imperi, dalla rivoluzione, dalla guerra civile e dall’intervento straniero.
FONTI
International Encyclopedia of the First World War – Evan Mawdsley, “International Responses to the Russian Civil War (Russian Empire)”
https://encyclopedia.1914-1918-online.n ... an-empire/
International Encyclopedia of the First World War – Alexandre Sumpf, “Russian Civil War”
https://encyclopedia.1914-1918-online.n ... civil-war/
University of Warwick, Modern Records Centre – “Britain and the Russian Civil War”
https://warwick.ac.uk/services/library/ ... civil_war/
Northumbria University Research Portal – Charlotte Alston, “International Intervention in Russia’s Civil War: Policies, Experiences, and Justifications”
https://researchportal.northumbria.ac.u ... -experien/
U.S. National Archives – “Guarding the Railroad, Taming the Cossacks: The U.S. Army in Russia, 1918–1920”
https://www.archives.gov/publications/p ... -in-russia
Harry S. Truman Library – “American Intervention in Russia 1918–1920”
https://www.trumanlibrary.gov/education ... -1918-1920
Library of Congress – “Treaty on the Creation of the Soviet Union”
https://blogs.loc.gov/law/2013/01/treat ... delivered/
Wikisource – “Treaty on the Creation of the Union of Soviet Socialist Republics (1922)”
https://en.wikisource.org/wiki/Treaty_o ... _Republics
Encyclopedia of Ukraine – “Warsaw, Treaty of”
https://www.encyclopediaofukraine.com/d ... eatyof.htm
OSW – Centre for Eastern Studies – “The beginning of the celebrations of the centenary of Ukraine’s independence”
https://www.osw.waw.pl/en/publikacje/os ... dependence
IPN / Przystanek Historia – Mirosław Szumiło, “Petlurowcy. Armia ukraińska w obronie Polski”
https://przystanekhistoria.pl/pa2/temat ... olski.html
Ukrainian Institute of National Memory – scheda su Marko Bezručko
https://www.uinp.gov.ua/istorychnyy-kal ... armiyi-unr
IPN – “Kiev Offensive”
https://walkaogranice.ipn.gov.pl/en/kiev-offensive.html
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