Pur comprendendo dove vada a parare, miseria schifa, non è che perché hai un’idea decente che declini in tutte quelle pagine con quel modo lì venga fuori per forza un bel libro.
Nonononono, non fa per me, finito con grande fatica e malanimo perché l’ho percepita come una (lunga) perdita di tempo nel quale sarei potuto andare avanti verso cose più gradevoli.
Pensavo di poter perdere qualcosa, che ci fosse una svolta, un colpo di scena, un botto, insomma, qualcosa che ne elevasse il senso, ma nulla…
Fate voi. Io non ve lo consiglio.
Con tutti i libri che ci sono al mondo…
Parere -come al solito- personalissimo, ma (si era capito, credo
Ho poi iniziato a documentarmi sul vincitore dell’ultimo Strega, Michele Mari.
Prima di giungere al libro vincitore di quest’anno, ho però deciso di leggerne prima tre cronologicamente precedenti per arrivare preparato e sin partito da ”Tu, sanguinosa infanzia”, del ‘97 (premio Selezione Campiello nello stesso anno).
Bello, bello, bello!
E nonostante sian racconti, genere che non gradisco, anzi mi irrita.
150 pagine bevute in un sorso.
Una prosa precisissima e delicata che, nonostante abbia sembianze alte, non perde mai quello beccheggiare verso l’autoironia.
Le futili cose dell’infanzia, le piccole cose della normalità che ci restano dentro e ci sostanziano, raccontate con la lucidità dello specchio di Alice.
Consigliatissimo, sia per le idee, sia per come sono espresse (in questo caso individuo una certa indissolubilità).
E infatti son subito passato al successivo, sempre suo, e anc’esso assai mi sta garbando.
Ma questa è un’altra storia
